Roma nella camera oscura

MUSEO DI ROMA – PALAZZO BRASCHI
27 MARZO – 22 SETTEMBRE

Ci sono foto che possono raccontare una città meglio di mille parole. Immaginate di averne in mostra oltre trecento, facenti parte dell’Archivio Fotografico di Palazzo Braschi, e di esporle per celebrare i 180 anni della nascita ufficiale della fotografia, nel 1839, anno della presentazione di Daguerre a Parigi del sistema da lui inventato per fissare le immagini su una lamina argentea: stiamo parlando del dagherrotipo.

A Roma, pur immersa in mille problematiche, fra il potere temporale del Papa e le agitazioni sovversive che portarono all’Unità d’Italia, la fotografia si diffonde assai rapidamente, destabilizzando le antiche modalità artistiche pittoriche e vedutistiche. La mostra parte da questo primo embrionale successo dell’arte fotografica nella Città Eterna, che proprio attraverso lastre e negativi vede mutare il suo profilo, per poi svolgersi attraverso 9 sezioni che declineranno tutte le varie forme artistiche di questo procedimento.

I percorsi fra le rovine, tipici di una precoce indagine archeologica, si mescolano con gli scatti relativi al Centro della Cristianità, al contempo solenni e familiari, fra la Cupola di San Pietro e l’attesa per le benedizioni papali. E poi il fiume Tevere, grande protagonista cittadino, con le sue sorelline minori, le fontanelle rionali ed i nasoni; l’acqua a farla da protagonista anche negli scatti inerenti lussureggianti parchi e giardini, nella visione di uno straordinario patrimonio naturalistico.

La parte più interessante è probabilmente quella inerente il continuo ed ininterrotto sviluppo cittadino tramite i vari Piani Regolatori, che decennio dopo decennio mutarono il volto dell’Urbe, per adeguarla dapprima al ruolo di nuova capitale d’Italia, poi di ideale palcoscenico del regime fascista, ed infine per modernizzarla e renderla al passo con i tempi.

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